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Ricognizione sul campo: Sponda sinistra Adda

Nel pomeriggio del 4 settembre 2025 Alessandro, Massimo e io abbiamo effettuato un breve sondaggio esplorativo nella zona in sinistra idrografica dell’Adda, compresa tra il Ponte delle Capre e la centrale di Grosio (centralina). Secondo la monografia descrittiva di riferimento, in quest’area era presente una terza linea di difesa, arretrata rispetto alla linea del Varadega ma allineata rettilineamente con altre fortificazioni situate sulla sponda destra del fiume.

Fin da subito abbiamo considerato la concreta possibilità che parte dei manufatti fosse stata distrutta o compromessa a causa della forte prossimità all’alveo dell’Adda e delle profonde modifiche subite dagli argini nel tempo, anche in relazione alla realizzazione della  sopraelevata SS38. Per questo motivo abbiamo deciso di rimandare un’indagine più approfondita dell’area, da svolgere con dati più precisi e con una georeferenziazione più accurata, possibile solo a partire da punti certi e già noti.

Avendo ancora del tempo a disposizione prima del rientro, abbiamo quindi deciso di concentrarci sulla ricerca di un altro manufatto censito, indicato come appostamento per mitragliatrice in caverna.

L’individuazione dell’area di ricerca non si è rivelata particolarmente complessa, poiché in questo caso la lettura della cartografia storica ha consentito di individuare alcuni elementi confrontabili con la situazione attuale, in particolare:

  • l’allineamento verticale tra il manufatto e il cosiddetto Nido dell’Aquila, già individuato in una precedente uscita;
  • la posizione immediatamente adiacente al canale che termina presso la centrale di Grosio (centralina);
  • la presenza, indicata in carta  con apposita simbologia, di una scarpata rocciosa al di sotto dell’appostamento di mitragliatrice.

Sulla base di queste indicazioni abbiamo imboccato un sentiero evidente che si stacca dalla mulattiera principale la quale, risalendo da una rampa accanto alla “centralina”, piega ad angolo retto, attraversa il canale e conduce al Ponte delle Capre. Dopo un primo tratto, il sentiero è diventato via via meno riconoscibile e, una volta entrati in un bosco fitto e impervio, ci siamo mantenuti in prossimità della sponda del canale.

In questa zona abbiamo individuato una struttura rocciosa di notevoli dimensioni che, già a un primo sguardo, appariva chiaramente modificata dall’intervento umano. Sul lato retrostante del masso era infatti presente un muro a secco di contenimento e rinforzo, leggermente inclinato, ma realizzato con grande precisione. Ulteriori indizi a conferma dell’ipotesi sono stati il rinvenimento di un elemento metallico a forma di uncino infisso alla base della roccia e la quasi perfetta corrispondenza tra la nostra posizione rilevata in tempo reale e quella dell’appostamento indicata dalla georeferenziazione.

Nonostante l’inospitalità del luogo, abbiamo tentato di aggirare il muro a secco e di risalire il bosco alla ricerca dell’ingresso laterale segnalato sulla carta, senza tuttavia riuscire nell’intento. Dopo aver rilevato le coordinate del punto, abbiamo quindi deciso di rientrare, anche in considerazione dell’ora ormai tarda.

Rimasti con il desiderio di approfondire un sito tanto suggestivo, nella mattinata del 6 settembre Massimo e io siamo tornati sul posto per proseguire le ricerche. In un primo tentativo abbiamo provato ad aggirare il blocco roccioso sul lato destro, in direzione opposta rispetto al canale, ricercando il secondo ingresso; tuttavia, la fitta vegetazione, la presenza di tronchi e la pericolosità del terreno non hanno consentito di proseguire in sicurezza.

Abbiamo quindi deciso di risalire verso il Nido dell’Aquila, poiché sulla carta storica era tracciato un sentiero secondario che avrebbe dovuto condurre all’appostamento di mitragliatrice. Raggiunto il sito, io ho seguito l’accenno di sentiero che, scendendo, si faceva sempre meno evidente. Giunto all’incirca alla stessa quota del grande masso, mi sono coordinato telefonicamente con Massimo per confrontare la posizione raggiunta con la georeferenziazione, constatando di trovarmi nelle immediate vicinanze del punto cercato.

Procedendo con estrema cautela, data la forte pendenza e la pericolosità del terreno, sono sceso sul lato sinistro del masso, individuando sul fondo di una valletta il punto in cui ci eravamo fermati durante il sopralluogo dal basso. Scendendo ancora di poco, è stato finalmente possibile individuare l’ingresso del manufatto e percorrere una galleria scavata nella roccia, lunga circa 8 metri e terminante contro un fronte roccioso.

Questa conformazione ha confermato l’incompletezza dell’opera, già evidenziata sulla cartografia storica, dove il manufatto è contrassegnato in rosso, colore utilizzato per indicare strutture non ultimate o in fase di costruzione. Ciò non ha comunque sminuito l’entusiasmo per la scoperta, immediatamente condivisa telefonicamente. 

Il rientro è avvenuto lungo il sentiero appena accennato (anch’esso indicato in rosso sulla carta), che mi ha consentito un ritorno più agevole rispetto al percorso tentato in precedenza.

Grazie al lavoro di squadra, a una preparazione mirata della ricerca e a una buona lettura delle fonti cartografiche, la mattinata si è conclusa in modo estremamente positivo, con l’individuazione del manufatto e con il consueto entusiasmo che accompagna ogni attività di ricerca e scoperta sul territorio.

N.B. Si sconsiglia vivamente l’esplorazione autonoma del sito a causa della pericolosità della zona in cui il manufatto si trova.

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