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Ricognizione sul campo: Casale Lago

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Nel pomeriggio del 19 agosto 2025, Alessandro, Massimo ed io abbiamo svolto un’attività di ricognizione sul campo presso la frazione di Casale Lago (Grosio), una delle aree più ricche di manufatti militari della Prima Guerra Mondiale. La zona rivestiva infatti un ruolo strategico di primaria importanza trovandosi in posizione dominante rispetto al ponte in ferro detto “dell’Impresario”, che rappresentava l’unico punto di attraversamento dell’Adda per il nemico in questo settore.

L’obiettivo della giornata era duplice: da un lato verificare le condizioni strutturali e di sicurezza delle trincee e dei manufatti già noti, dall’altro rilevare con precisione le coordinate di inizio e fine delle opere, così da ottenere una georeferenziazione accurata utile anche all’individuazione di strutture oggi non più evidenti o conosciute.

Le ispezioni sono iniziate dalla trincea più a valle del complesso, ben visibile sopra il muro di contenimento e facilmente osservabile anche dalla strada. Qui abbiamo potuto rilevare diverse uscite, camere interne, gli archi in cemento armato di copertura delle feritoie e i resti di piastre metalliche antischeggia a protezione delle stesse.

Successivamente ci siamo fermati per consultare la cartografia storica, cercando di individuare sul terreno i possibili camminamenti di raccordo tra i vari manufatti. In particolare, abbiamo individuato l’ipotetica linea di collegamento tra la trincea appena visitata e un ricovero in cemento armato, oggi visibile solo parzialmente in quanto interrotto in epoche successive e attualmente adibito a magazzino.

Poco più a sinistra del ricovero abbiamo poi rilevato un appostamento per mitragliatrice blindata, oggi parzialmente irriconoscibile perché recintato e utilizzato come riparo per le pecore, ma ancora sostanzialmente integro nella sua conformazione originaria.

Avendo ormai due riferimenti certi, abbiamo cercato un rifugio ufficiali indicato sulla carta, che avrebbe dovuto trovarsi poco oltre il ricovero in cemento. Nonostante fosse perfettamente mimetizzato dalla vegetazione e quasi completamente inglobato nel terreno, siamo riusciti a individuarne una lastra in cemento e un’apertura da cui è stato possibile osservare l’interno e riconoscerne la struttura: un cubo in cemento armato, al quale cercheremo di accedere in una futura uscita.

Proseguendo verso la santella abbiamo lasciato sulla sinistra una trincea tranciata nella quale, durante una precedente uscita, avevamo rinvenuto con grande entusiasmo uno scarpone chiodato tra le sterpaglie. Affidato alle competenti mani del calzolaio Adolfo, lo scarpone è risultato coerente per epoca con la Prima Guerra Mondiale, pur non trattandosi, però, di un esemplare di tipo militare.

Superata la trincea, abbiamo esplorato due ricoveri in caverna, di cui uno a doppio ingresso.

Mentre Massimo si è portato al centro dell’ampio prato per osservare un ulteriore appostamento di mitragliatrice, io e Alessandro, invece, siamo entrati — non senza difficoltà, a causa dell’ingresso parzialmente ostruito — in un altro ricovero in cemento armato adibito a dormitorio, così come indicato sulla carta. Dall’esterno il manufatto risultava praticamente invisibile, mentre all’interno si è rivelato particolarmente suggestivo: sono infatti ben riconoscibili due camminamenti coperti di collegamento con altri manufatti, oggi però ostruiti da materiale franato.

Una volta usciti, abbiamo individuato dall’esterno i tracciati dei camminamenti insieme ad altri tratti di trincea, non sempre facilmente accessibili o visibili a causa della vegetazione. Abbiamo quindi effettuato un sopralluogo in un ulteriore appostamento per mitragliatrice, poco più a monte, dalla forma pressoché identica a quelli situati più a valle. Il tentativo di raggiungere un altro rifugio in roccia segnalato poco distante è stato invece abbandonato a causa della fitta vegetazione.

Abbiamo quindi deciso di percorrere il tratto di mulattiera in direzione di Sas Alvior. Lungo il percorso, carta alla mano, abbiamo cercato di individuare altri manufatti segnalati sulla sinistra, tra cui un rifugio in roccia di collegamento a una mitragliatrice blindata. È possibile che ne abbiamo individuato l’ingresso nel costone boscoso soprastante la strada ciottolata, oggi parzialmente ostruito da detriti e rifiuti, e quindi da riaprire.

Dal confronto tra cartografia e posizione reale, e non riscontrando alcuni manufatti che avrebbero dovuto trovarsi in prossimità della strada, abbiamo ipotizzato uno scarto tra la mulattiera attuale e il tracciato storico. A supporto di questa ipotesi abbiamo osservato:

  • una linea pressoché rettilinea nel bosco parallela al nostro percorso;
  • un muro tranciato nettamente nel punto di passaggio dell’attuale mulattiera;
  • un ponte oggi immerso nel bosco in prossimità dell’attraversamento del canale che scende verso la “centralina” di Lago.

Approfondiremo questo aspetto, anche attraverso il confronto con la cartografia ottocentesca.

L’ultima ispezione della giornata è avvenuta poco prima delle panchine di Sas Alvior, dove, sulla destra della mulattiera, si trovano una trincea e un ricovero in caverna. Quest’ultimo presenta purtroppo profonde crepe sul soffitto che ne rendono l’accesso poco sicuro. Collocandosi in una posizione estremamente suggestiva e panoramica, dominante sulla piana di Grosio, è da noi soprannominato “Nido dell’Aquila”.

L’attività si è rivelata particolarmente proficua: abbiamo raggiunto gli obiettivi prefissati verificando manufatti già noti, ispezionandone di nuovi e rilevando numerose posizioni utili alla georeferenziazione. Torneremo sicuramente in quest’area per esplorare anche i manufatti situati a destra dei prati di Lago e, grazie a dati sempre più precisi e a una minore presenza di vegetazione, per individuare ulteriori strutture segnalate dalla cartografia storica, fiduciosi che questo sito abbia ancora molte sorprese da svelare.

N.B. Si sconsiglia vivamente l’esplorazione autonoma dell’ultimo ricovero in roccia a causa della pericolosità della zona in cui il manufatto si trova.

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