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La serata della Memoria che ha dato origine all’Associazione

 

Ci sono momenti che, solo col tempo, si rivelano per ciò che realmente sono stati.
La serata del 16 maggio, svoltasi nella Sala consiliare di Grosio e dedicata alla memoria dei Caduti, è uno di questi: un incontro nato come occasione di riflessione e condivisione, ma che ha finito per rappresentare il punto di partenza di un percorso ben più ampio, da cui ha poi preso forma la nostra Associazione.

Quella sera si è parlato di un patrimonio spesso sotto gli occhi di tutti, ma non sempre davvero conosciuto: il complesso sistema di trincee e architetture militari della Prima Guerra Mondiale presente sul territorio di Grosio. Un patrimonio straordinario, che si estende dal paese fino alle vette del Varadega e dello Storile con interi versanti fortificati da trincee, appostamenti per mitragliatrici, postazioni di artiglieria, rifugi in caverna e camminamenti, tra i meglio conservati a livello nazionale.

Non a caso, alla serata fu dato il titolo
“Stelle Alpine di Grosio: perché la memoria non diventi solo storia”.

Organizzata dall’Amministrazione Comunale di Grosio con la partecipazione del Gruppo Alpini, la serata ha visto una numerosa presenza di pubblico, segno evidente di quanto il tema fosse sentito.

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Il programma della serata

Tra i relatori è intervenuto Marco Rodigari, direttore del Forte di Oga, profondo conoscitore della storia militare del territorio e autore della pubblicazione Tracce di Storia. Nel suo intervento ha letto alcuni estratti del libro, offrendo poi un inquadramento del complesso fortificato di Grosio e soffermandosi sul ruolo, spesso poco raccontato, che anche le donne hanno avuto in quelle tragiche pagine di storia. Ha infine concluso con la lettura di alcuni scritti particolarmente toccanti, richiamando l’attenzione anche su ciò che la storia ufficiale tende a non raccontare.

Massimo Rota, che già stava già allora perlustrando il territorio comunale alla ricerca di trincee da riscoprire e restituire come luoghi di memoria, ha raccontato la storia di Peppino, un ragazzo di 23 anni di Grosio che è partito per il fronte dell’Isonzo e ora riposa assieme ad altri ragazzi suoi compaesani nel cimitero di Oslavia (GO) (almeno 6, vedi file caduti di Grosio nella Grande Guerra).
Di Peppino è rimasta solo la cassetta da effetti personali che veniva utilizzata dai soldati del Regio Esercito, contenente i suoi occhiali da sarto, un ditale e una commovente lettera della sua mamma, rinvenuta per caso nel solaio di casa. Chissà quanti ricordi di giovani vite spezzate sono ancora nascosti nei solai e negli armadi dei grosini. Da ciò l’invito a “frugare nei solai di casa”, spesso ricchi di materiali, oggetti e documenti capaci di raccontare le storie dimenticate dei nostri ragazzi.

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La cassetta degli effetti personali

Nel mio intervento ho voluto sottolineare un aspetto che sentivamo – e sentiamo tuttora – come centrale: la necessità di mantenere saldo il filo che unisce passato e presente, affinché nulla venga dimenticato. Troppe volte le trincee sono state pulite, rese in parte agibili, osservate con interesse architettonico, per poi essere nuovamente abbandonate. Questo significa perdere non solo un bene materiale, ma un valore immateriale inestimabile: la testimonianza viva di chi ci ha preceduto.

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I relatori della serata (foto “Il Graffito”)

Il pensiero di quella sera è andato a chi non è più tornato, ma anche a chi è rimasto a casa ad attendere per anni tra sofferenze e incertezze. Molti di quei nomi non sono “militi ignoti”: portano i nostri cognomi, i nostri soprannomi, appartengono alla nostra comunità. Uomini che hanno sacrificato la propria vita affinché oggi possiamo vivere in un contesto di libertà e democrazia.

Da qui è emersa con forza l’idea di un dovere collettivo:
conservare, diffondere e tramandare la memoria di uomini e donne che hanno lottato per le generazioni future. Tramandare non solo per ricordare, ma per comprendere, per sensibilizzare, per evitare che la storia venga banalizzata o strumentalizzata, svuotando di significato il sacrificio di milioni di persone.

Durante la serata è stato lanciato anche un primo progetto concreto: la realizzazione di una mostra come punto di partenza per riscoprire i due conflitti mondiali attraverso il vissuto dei nostri avi. Un invito chiaro alla popolazione a partecipare, contribuendo con fotografie, lettere, documenti, oggetti personali, affinché le storie individuali potessero tornare a essere patrimonio condiviso.

Rileggendo oggi i contenuti di quella serata è evidente come valori, obiettivi e desideri espressi allora coincidano pienamente con quelli che sono diventati i principi fondanti della nostra Associazione

Da quell’incontro – nato inizialmente da tre persone e poi allargatosi – sono scaturiti i progetti di ricerca sul territorio, le attività di censimento e georeferenziazione, le uscite sul campo, il dialogo con la comunità e l’attenzione costante alla memoria come bene comune.

Quell’appello alla partecipazione, alla condivisione e alla responsabilità verso il passato rimane vivo ancora oggi e continua a guidare le iniziative che vogliamo portare avanti nei prossimi mesi e anni.

Solo attraverso la memoria possiamo davvero comprendere chi siamo e da dove veniamo. Perdere il ricordo significa perdere una parte di noi stessi.

In allegato ci sono i file relativi ai Caduti che sono stati mostrati quella sera.

CADUTI PRIMA GUERRA MONDIALE GROSIO

https://docs.google.com/spreadsheets/d/1EhvNH8iufcuPwvJDWR9sNDtpTyoSGKdz/edit?usp=sharing&ouid=106849470859579332928&rtpof=true&sd=true

COMBATTENTI GROSIO

https://docs.google.com/spreadsheets/d/1_AbcZ7wFWmHNjhJ7WeiXtIzTanbwdfk-/edit?usp=sharing&ouid=106849470859579332928&rtpof=true&sd=true

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Ringraziamenti e invito alla partecipazione

Si ringrazia “Il Graffito” per l’articolo che ci era stato dedicato e a cui si è ispirata la scrittura di questo contributo.

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