La Chiesa di S.Giorgio rappresenta il cuore dell’identità storica di Grosio conservando quasi intatto il suo aspetto di fine ‘400. Durante la guerra, tuttavia, la sua bellezza rischiò seriamente di essere compromessa. Poco distante dal centro storico, infatti, venne predisposta la linea di resistenza ad oltranza che, in caso di combattimento, avrebbe significato morte e devastazione. Fortunatamente lo scontro armato fu scongiurato, ma possiamo immaginare cosa sarebbe potuto accadere…
Se la bellezza della Chiesa si è preservata, lo dobbiamo ai tanti ragazzi ed uomini - tra cui molti grosini - che hanno combattuto e perso la vita per rallentare ed impedire la penetrazione degli austro-ungarici sul fronte isontino, allentando così la pressione sul fronte dello Stelvio. Nel 1915 anche il Parroco di Grosio partì, richiamato come Cappellano e la notizia venne riportata dai giornali d’allora.* Anche i preti, infatti, vennero mobilitati e compirono il loro dovere sfidando i pericoli della guerra e delle intemperie. A questo proposito si ricorda un curioso aneddoto narrato dal comandante Alfredo Fiocca: durante il Natale del 1916, mentre si trovava sulle vette dell’Alta Valtellina a 3000 metri, il Cappellano del battaglione lo raggiunse per celebrare la Santa Messa sfidando la tormenta; simpaticamente, però, Fiocca si rivolge a lui non con l’appellattivo di “reverendo”, ma di “beverendo”, termine usato nel gergo alpino per alludere ironicamente alla consuetudine di consumare molto vino nelle alte quote, e non solo** Si conservano anche delle belle fotografie d’epoca del cappellano Don Guglielmetti scattate a Grosio, sia in paese sia in Val Grosina.
Essendo stato per quattro anni retrovia del fronte, Grosio vide molti dei suoi edifici riutilizzati a scopo militare: la chiesa di S.Giorgio, da tempo abbandonata, fu trasformata in magazzino. Per scongiurare i danni dei bombardamenti, tantissime opere d’arte furono portate lontane e in posti sicuri. Tra queste figuravano anche quelle di Cipriano Valorsa, il più importante pittore valtellinese del ‘500. Nello Tarchiani, incaricato dal Ministero per la restituzione delle opere in Lombardia, ricorda come quei manufatti fossero degni di tutela al pari di quelli di sommo pregio, poiché la loro perdita sarebbe (stata) davvero irreparabile, costituendo parte integrante dell’essenza stessa dell’identità locale.
Nella Chiesa di S.Giorgio, in controfacciata, si conserva un affresco raffigurante una Deposizione al cui interno della quale la tradizione vuole che vi sia un presunto autoritratto del Valorsa raffigurato in abiti da umile artigiano. A Grosio, inoltre, si conserva anche la sua casa, nella via omonima, dove è possibile ammirare un bellissimo affresco dalla storia singolare.
Una visita a entrambe è molto consigliata.
* Fonte: Rodigari, M. (2026),”I sogni del soldato”.
** Fonte: Canetta, E., Canetta, N. (2004), “Grosio e la Grande Guerra”
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Iniziativa patrocinata e sostenuta dalla Provincia di Sondrio