La scelta di Grosio e Grosotto per realizzare uno sbarramento difensivo è dettata da criteri morfologici e di strategia - militare: nei pressi della frazione Tiolo la valle si fa più stretta e, quindi, si prestava alla costruzione di un ulteriore sbarramento per fermare il nemico che, proveniente dall’Alta Valtellina, avrebbe potuto aggirare la seconda linea di difesa di Le Prese attraverso la Val di Rezzalo o passando per la Val Grosina. Per questo motivo venne costruito un duplice sbarramento che, sviluppandosi a monte dell’imbocco della valle omonima, consentiva di bloccare una potenziale avanzate nemica da lì, coniungendosi con lo sbarramento della Valle Tellina a Monte Storile. Dal Monte Varadega, poi, una mulattiera militare congiungeva la linea difensiva di Grosio con la terza linea di difesa della Valcamonica che saliva da Incudine e il Mortirolo.
Grosio fu anche un importante centro di retrovia: vi era un Ospedaletto da Campo, i magazzini per le derrate alimentari, un forno da cui veniva prelevato il pane e anche due centrali idroelettriche, una a Grosotto e una a Grosio, allora in costruzione, fondamentali per l’approvvigionamento energetico. Il documento più importante che descrive questo sistema fortificato è la “Monografia della seconda linea di difesa della Valle Tellina”redatta dal Genio Militare in data 28 maggio 1917, che fornisce precise informazioni sulla descrizione del terreno, le funzioni, i criteri e la descrizione dell’organizzazione difensiva e resoconti sulle comunicazioni stradali, telegrafiche, telefoniche, carrareccie e sugli impianti di sollevamento d’aqua, sorgenti e cisterne.
Nei vari documenti militari ci si riferisce a questo sbarramento in vari modi: “seconda linea di difesa della Valtellina”, “seconda linea di resistenza” e, nel 1918, “terza linea di difesa”; si è deciso di utilizzare la seconda dicitura perché anche se qui non si combattè mai e i soldati del Distaccamento di Grosio rimasero per poco tempo in paese, i centinaia di manufatti e le decine di Km di reticolati in filo spinato ben esemplificano l’idea di una resistenza ad oltranza e di un vero e proprio fortino difensivo di cui molto si è conservato.
Dopo la guerra i manufatti vennero in parte utilizzati dai gruppi partigiani durante la Seconda guerra mondiale e, poi, definitivamente abbandonati, inglobati dalla vegetazione o riutilizzati dalla popolazione civile. Solamente nei primi anni 2000 il Comune di Grosio promosse una prima riscoperta che ebbe come esito il contributo “Grosio e Grande Guerra”; dopodiché cci furono solamente piccoli interventi di pulizia e manutenzione dei manufatti più conosciuti.
“La Fortezza di Grosio” è un progetto promosso dall’Associazione Fronti Dimenticati, nata nel 2025, per recuperare e valorizzare questo immenso patrimonio storico spesso nascosto o dimenticato, ponendo al centro le esperienze delle persone comuni, spesso giovani, che hanno attraversato quei conflitti e ne hanno lasciato traccia nel paesaggio e nella memoria collettiva.
La valorizzazione consisterà con la messa in sicurezza, la pulizia e la realizzazione di percorsi storico-culturali e aree didatiche legate alla Grande Guerra con apposita segnaletica e pannelli informativi corredati di foto, documenti storici ed approfondimenti, promuovendo una fruizione turistico-culturale-paesaggistica sostenibile ed educativa.
Con il contributo di
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Iniziativa patrocinata e sostenuta dalla Provincia di Sondrio